La via della vite tra passato e futuro
Tavole sinottiche a cura di Roland Hochstrasser

Territorio prealpino abitato e sfruttato da millenni, il Malcantone conserva un ampio ventaglio di costruzioni e strutture che ricordano l'intenso sfruttamento agricolo di un tempo. Una delle risorse più importanti della regione è proprio costituita dalla rete di 300 km di sentieri segnalati e di percorsi tematici che valorizzano le diverse testimonianze presenti nel territorio.

I tracciati realizzati fino ad ora si sono concentrati sulle risorse presenti nel comprensorio montano del Malcantone, dando particolare risalto ad opifici, nevère, miniere e alla cultura del castagno. La Via della Vite cerca di completare questi lavori lanciando un percorso che si snoda nei comuni del Medio e Basso Malcantone e che unisce Termine di Monteggio a Bioggio.

L'escursionista percorre dapprima la valle della Tresa, prosegue lungo la Via Regina e attraversa infine la valle del Vedeggio. L'itinerario permette di apprezzare il rapporto tra le diverse componenti che costituiscono l'entità territoriale del Malcantone: il castagno, la vite, l'acqua. Il castagno è un elemento fondamentale nel paesaggio geografico e culturale delle zone di collina, mentre fiumi e laghi predominano nei fondovalle. La vite diventa in questo senso un elemento che potremmo definire d'interfaccia e che si esprime al meglio lungo i pendii soleggiati posti tra le pianure fortemente urbanizzate e i boschi della montagna.

In questo comprensorio troviamo le condizioni ideali per la coltivazione della vite, che i vignaioli hanno saputo ottimizzare esprimendo una propria cultura della vite. Il percorso da modo di abbordare diversi aspetti connessi a questo tema, diventando una sorta di legante che permette di valorizzare il terroir.

L'esperienza diretta dell'escursionista consente di trattare in modo originale e didatticamente attivo le principali questioni. L'approccio trans-disciplinare coinvolge materie quali la storia, la geografia, l'etnografia, l'architettura o l'urbanistica, fornendo diverse chiavi di lettura per valutare la produzione viti-vinicola e il rapporto che intrattiene con il territorio.

Le tavole sinottiche

Il progetto di Via della Vite rappresenta un contributo ai festeggiamenti organizzati per i 100 anni di Merlot in Ticino e ha anche modo di inserirsi nel giubileo della Regione Malcantone 1976-2006. L'idea di Via della Vite è stata presentata per la prima volta durante la riunione del comitato per i festeggiamenti Merlot06 avvenuta il 7 ottobre 2004. Da allora il progetto si è sviluppato sinergicamente all'idea di cattedra ambulante dei viticoltori 1906-2006.

La mostra si propone di illustrare brevemente alcune tematiche che vengono chiarite seguendo lo sviluppo spaziale del percorso, evidenziandone aspetti specifici. Per facilitare e rendere più accessibili queste tematiche l'esposizione adotta un'ampia gamma di materiali che permettono un approccio visuale alle questioni trattate. Su questi soggetti si è infatti già scritto tanto e l'esperienza diretta veicolata dalle rappresentazioni permette di apprezzare meglio la costruzione e l'evoluzione del paesaggio. Si è inoltre preferito focalizzare i materiali su un periodo storico ben delimitato e coincidente con l'avvento e lo sviluppo del vitigno Merlot.

L'esposizione adotta un taglio divulgativo e non pretende pertanto d'essere esaustiva. Lo scopo è unicamente quello di formulare dei suggerimenti per una riflessione sul nostro territorio, volta soprattutto alla sensibilizzazione dell'escursionista. Oggi percepiamo e consumiamo lo spazio in modo estremamente diverso rispetto all'inizio del XX sec. Il nostro rapporto con il territorio è diventato più anonimo, distaccato, banale. L'esperienza diretta si limita nella maggior parte dei casi a determinati tragitti e ad un numero limitato di attività, generalmente ludico-sportive.

La via della vite rappresenta un'occasione per recuperare informazioni, conoscere meglio e migliorare il nostro rapporto con il territorio. Luoghi, toponimi, costruzioni, oggetti, sono tutti aspetti che non sappiamo più interpretare o ricollocare nel loro contesto storico. I pannelli della mostra offrono alcuni spunti che evidenziano questi temi, invogliando l'escursionista ad esplorare meglio il proprio territorio e i diversi elementi che lo caratterizzano.

Le sinergie con altri progetti regionali sono importanti, in particolare con il panorama agro-alimentare del Malcantone e con l'Agenda 21 promossa dall'Associazione Comuni Regione Malcantone. L'impatto si manifesta in diversi settori della società: l'agricoltura, l'ambiente, il turismo, l'economia, la socialità. Conformemente a quanto auspicato dall'Agenda 21, tutti gli aspetti assumono un'importanza determinante, permettendo d'imbastire uno sviluppo del territorio sostenibile.
 
Roland Hochstrasser
 
 
 

Nel territorio alla ricerca di testimonianze

Mosta allestita presso il Maglio del Malcantone

Presentazione

Nel secolo scorso il Malcantone conobbe un periodo di intensa attività mineraria, grazie alla presenza di numerosi filoni metalliferi che ne percorrono il sottosuolo. Questi filoni erano noti da tempo ma, purtroppo, non si hanno notizie di sfruttamento vero e proprio .

Nel 1785 Giovanni Battista Trecini chiede il permesso di sfruttare una miniera d'oro, ma i Cantoni sovrani non lo autorizzano, per non meglio precisati motivi politici.

Nel 1806 alcuni cittadini di Astano e Sessa iniziano a macinare minerali auriferi ed argentiferi con l'ausilio di piccoli mulini mossi ad acqua. Questi mulini erano detti piemontesi perchè utilizzati specialmente in Piemonte e potevano venir smontati abbastanza facilmente per essere rimontati altrove.

Nel 1823 viene iniziato lo sfruttamento del filone ferroso del Monte Torri.

Col passare degli anni le domande si fanno sempre più numerose ma il Governo cantonale é sempre restio nell'accordare concessioni e questo per ã non ingelosire il vicino Stato italiano".

A partire dal 1856, sotto l'impulso dell'ing. Vinasco Baglioni, inizia lo sfruttamento vero e proprio che si protrarrà fino al 1881 quando cederà i diritti a Nicolas Lescanne-Perdoux di Parigi e che non continuerà l'attività.

Dopo anni d'abbandono, le attività estrattive e di trasformazione riprendono nel 1933 con la costituzione della 'Mines de Costano S.A.'. Nel periodo bellico l'attività cessa quasi completamente e solo nel 1944 si riprendono lavori di scavo e manutenzione delle gallerie e degli impianti. All'inizio degli anni '50 i lavori cessano definitivamente e nel 1961 la società viene sciolta.

Questi anni di attività hanno lasciato molte tracce ancora visibili sul terreno e la mostra del Maglio cerca di evidenziare questi segni che fra qualche anno potrebbero sparire completamente.

La storia delle miniere del Malcantone è lungi dall'essere conosciuta completamente, anche perchè molte possibili fonti d'informazione sono ancora da esplorare.

Recentemente sono stati messi a disposizione del Museo del Malcantone alcuni piani della Fonderia Baglioni, progetti di definizione di comprensori minerari e progetti per la costruzione di strade per raggiunger le miniere di Miglieglia. Tali documenti furono allestiti dall' ingegner Giuseppe Devincenti di Castelrotto, che lavorava su commissione del Baglioni; essi contengono informazioni di grande interesse e forniscono dettagli sinora sconosciuti. La mostra potrebbe quindi stimolare altre persone che avessero notizie o conoscenze a comunicarle al Museo del Malcantone.

Per maggiori informazioni consultate le pagine dedicate alla mostra sul sito del Museo del Malcantone.

Evoluzione del settore

La viticoltura è una componente importante dell’agricoltura ticinese che rappresenta circa il 20% del valore della produzione agricola del Cantone. Le cifre pubblicate dall'Ufficio federale dell'agricoltura ci permettono di capire l'importanza di questa produzione nel contesto agricolo nazionale. In effetti, il Ticino con i suoi 1’000ha di superficie vignata si attesta al quarto posto a livello nazionale, dopo Vallese, Vaud e Ginevra.

La viticoltura non va però considerata unicamente per il suo aspetto economico, ma anche per la sua funzione sociale ed ambientale. Queste superfici contribuiscono in maniera importante al mantenimento di un paesaggio variato e legato alla tradizione ticinese, permettendo nel contempo la tutela del valore naturalistico legato agli spazi agricoli.

La viticoltura, la vinificazione, la vigna, rappresentano una risorsa regionale importante anche nell'ambito turistico e culturale. La viticoltura rappresenta infatti il paesaggio antropico più frequente e caratteristico che accompagna l'escursionista sui sentieri del Sottoceneri.

Più in generale l'agricoltura riveste un ruolo multifunzionale che non si limita alla produzione di generi alimentari. Si tratta infatti di un settore la cui funzione di cura e gestione del paesaggio è determinante per garantire uno sviluppo al turismo ed alle attività abitative dei Malcantone. Questa attività permette anche un'occupazione decentrata del territorio, la salvaguardia del patrimonio tradizionale e la conservazione del valore naturalistico di un paesaggio variato.

Le date chiave

Nel 1870 la superficie vitata era di 8000 ettari. Le coltivazioni erano poco razionali ed erano associate, tra i filari, ad altre coltivazioni di mais, tabacco ed erbe.

Verso il 1893 compare la fillossera. Per fronteggiare questa situazione e per avviare la viticoltura verso nuovi indirizzi lo Stato creò il Servizio antifillosserico e la Cattedra ambulante dagricoltura.

«Nel Cantone, agricoltori veri, che vivono esclusivamente coi loro terreni per tutta la vita, sono pochi. Si tratta la maggior parte di persone che hanno fatto denaro in altre industrie, e possiedono terreno più per attaccamento alloro paese natio che per la prospettiva dell’interesse. Sono persone generalmente istruite, pronte ad ascoltare un parere, un giudizio, a modificare una loro pratica, a frequentare delle conferenze, ma andare alla Scuola, no. Credo che miglior servizio farebbe una cattedra agricola ambulante. Nel titolare della cattedra si avrà, relativamente con poca spesa, la persona dotta la quale, potrà recarsi qua e là ad ogni richiesta, potrà tenere conferenze su argomenti svariati a seconda del bisogno, potrà dare consigli, potrà promuovere riunioni, sindacati ecc.; si avrà infine una persona che potrà dirigere dei campi sperimentali, dei vivai, sorvegliare la esecuzione di opere miglioratrici e la distribuzione dei sussidi che concede la Società Agricola Cantonale oppure il Governo» (Rapporto sullo stato della viticoltura nel 1892, Tamaro D.)

Nel 1905 ha inizio la sperimentazione della varietà Merlot dorigine bordolese e nei vivai di Mendrisio si preparano 12’000 barbatelle. Negli anni successivi la produzione aumenta tanto da raggiungere, nel 1910, le 42’000 unità. Nel corso degli anni seguenti l’affermazione della varietà Merlot diventa un fatto sicuro: le sue caratteristiche organolettiche ed il suo adattamento a tutte le regioni del Cantone permettono allo Stato, con l’appoggio della Confederazione, di decretare una legge sulla ricostruzione viticola.

Dai confronti fatti con le uve nostrane Bondola e Freisa subito dopo la prima guerra mondiale, il Merlot è risultato nettamente il migliore per i terreni e i climi ticinesi. Oggi il Merlot rappresenta il vitigno coltivato con più frequenza, registrando l82% del totale cantonale. Seguono Americana rossa (3,3%), Chardonnay (2,3%), Bondola (1,7%) e il Pinot Nero (1,5%). La produzione media decennale cantonale duve Merlot si aggira attorno ai 55’000 quintali (Ticinowine, 2004).

Roland Hochstrasser
Gennaio 2005
Comitato per l’organizzazione dei festeggiamenti 100 anni di Merlot in Ticino

Il Malcantone è una regione che contribuisce in maniera importante a preservare le testimonianze delle attività del passato. La regione propone in effetti un buon numero di percorsi tematici che valorizzano le numerose testimonianze presenti sul territorio. Ne sono un esempio il sentiero delle meraviglie tra Novaggio ed Aranno, il sentiero del Castagno che si snoda tra i paesi dell'alto Malcantone, il Sentiero dell'acqua ripensata tra Sessa e Monteggio o ancora il sentiero Tracce duomo nel comune di Croglio. La valorizzazione della fornace della Torrazza si propone in questo senso come un'ulteriore tappa di salvaguardia del patrimonio presente nella regione.
 
Questo documento riprende una questione che è stata parzialmente trattata in passato da vari autori. Nel 1991 il prof. Corrado Biasca fornì un rapporto intitolato « Rapporto sulle possibili destinazioni della ex fornace di calce alla Torrazza di Caslano ». Il prof. Biasca trattò unicamente il futuro dell'area della fornace, ritenendo che « ricostruire il passato della fornace non sarebbe servito a molto per definire il suo futuro, visto che dalla stessa si desidera in ogni caso ricavare altro ; una ricerca storica seria e approfondita avrebbe richiesto ben altri tempi e continuità di lavoro, stante soprattutto la scarsità e dispersione di fonti sul soggetto specifico ». In effetti recuperare le conoscenze storiche legate a questo edificio è un'impresa ardua. Si tratta comunque di un'operazione necessaria in vista di un eventuale restauro, per svariate ragioni. Innanzitutto, il valore storico e culturale dell'area può giustificare o meno l'investimento per l'opera di recupero da parte delle autorità competenti. La conoscenza dei processi produttivi della calce ci indica inoltre quanto sia poco importante un restauro che si concentri unicamente sulla fornace medesima, tralasciando il resto dellarea. Ogni costruzione come una passerella, una scala, una tettoia edificata attorno alla fornace, ricopriva un ruolo necessario nel processo produttivo.

Per questi motivi lo scopo del presente dossier è quello di completare i lavori sviluppati in passato cercando di mettere in evidenza l'interesse storico e culturale legato a questo edificio. Il materiale che tratta questa questione è scarso e disperso, rendendo ancora più urgente il recupero delle conoscenze sulla produzione della calce alla fornace della Torrazza.

Il dossier si articola in tre parti principali : la prima parte si occupa del passato, facendo luce sulla storia dell'edificio della Torrazza e sull'evoluzione delle tecniche produttive. La seconda parte si occupa dello stato di conservazione dell'area. La terza ed ultima parte propone una prospettiva sulle possibili destinazioni future dell'area.

Roland Hochstrasser
Febbraio 2003
Museo del Malcantone
 

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