Nella Svizzera italiana e nella regione insubrica una parte significativa del territorio è costituita da corsi d'acqua e da laghi, elementi che arricchiscono il paesaggio prealpino ed alpino, fornendo nel contempo un importante habitat per numerose specie animali e vegetali.

I laghi

Gli specchi d’acqua possono essere suddivisi in 4 categorie principali:

  1. I laghi maggiori (Verbano, Como, Ceresio).
  2. I laghetti di dimensioni medio-piccole.
  3. I laghi sfruttati per la produzione di energia elettrica.
  4. I laghi alpini naturali.

Il Lago di Lugano è posto ad un’altitudine di 271 m. Il bacino imbrifero è di 565.6 km2 e culmina sul Gazzirola (2’116 m - detto anche Garzirola). Il lago è diviso in due bacini, superiore e inferiore, separati dal ponte diga di Melide. Nel bacino superiore si versano i fiumi Cassarate, il Soldo (Valsolda), il Cuccio (Val Cavargna), l’Orino (Valle d’Intelvi). Nel bacino inferiore si riversano il Mara (Val Mara), il Laveggio (tra Capolago e Riva), la Magliasina e il fiume Vedeggio. Dal Ceresio esce il fiume Tresa, che riversa le sue acque nel Lago Maggiore.

Il Lago Maggiore si trova ad un'altezza di circa 193, il punto più basso del territorio della Confederazione Helvetica. Il bacino imbrifero, molto esteso, è di circa 6.599 km² e culmina sul massiccio del Monte Rosa a 4’633 m. I principali immissari sono il Ticino, la Maggia, il Toce e la Tresa. Il fiume Ticino è l’unico emissario del lago.

Nell'area insubrica, comprese quindi le province di Varese, Novara, Verbano Cusio Ossola, Como, Sondrio e Lecco, troviamo numerosi laghi dalle caratteristiche simili al Ceresio e al Maggiore: ne sono un esempio il lago di Como, il lago di Mezzola, il lago di Varese, il lago di Comabbio, il lago di Alserio e il lago di Montorfano.

Nella tabella che segue sono elencati i principali laghi naturali e artificiali del comprensorio insubrico, in ordine discendente secondo la superficie totale.

  Superficie (Km2) Profondità massima (m) Altitudine (m)
Lago Verbano o Maggiore 212.5 372 193
Lago di Como o Lario 145 425 198
Lago Ceresio o di Lugano 49 288 270
Lago d'Orta o Cusio 18.2 143 290
Lago di Varese 14.95 26 238
Lago di Annone 5.71 11.3 224
Lago di Pusiano o Eupili 5.2 27 257
Lago di Garlate 4.64 34 205
Lago di Comabbio 3.4 8 243
Lago di Monate 2.5 41 266
Lago di Muzzano 2 3.35 377
Lago di Mergozzo 1.84 74 204
Lago di Vogorno o di Selvatica 1.68 200 470
Lago Ritom o Piora 1.48 65 1850
Lago Luzzone 1.44 225 1609
Lago Bianco 1.43 53 2234
Lago di Alserio 1.23 8.1 260
Lago Sambuco 1.11 124 1461

I corsi d’acqua

I corsi d’acqua della Svizzera italiana e della regione insubrica mostrano tutti un carattere torrentizio. A causa dei pendii ripidi, dei suoli poco profondi e della scarsa permeabilità delle rocce, le precipitazioni si traducono in repentini aumenti della portata. L’esempio più estremo del carattere torrentizio lo troviamo nella Maggia, corso d’acqua che presenta un rapporto tra portata massima e portata minima di circa 1 a 7'000, uno dei più importanti d’europa. Durante l’inondazione del settembre 1983 la Maggia raggiunse una portata di 4’700 m3/s!

Nella tabella che segue sono indicati i principali corsi d’acqua della regione. Le portate si riferiscono all’ultimo punto di misura prima dell’entrata nel lago o della confluenza con un altro fiume (dati USTAT, 2012):

  Lunghezza totale (km) Portata media (m3/s) Portata massima (m3/s)
Ticino: fiume che dal 1803 da il nome al territorio dell’omonimo Cantone. Nasce sul passo della Novena e sfocia nel Po presso Linarolo. 248 69 1500
Verzasca: fiume che nasce sui versanti del Pizzo Barone, percorre l’omonima valle e sfocia nel lago Maggiore. 27.1 11.5 720
Maggia: come indicato in precedenza, si tratta di un fiume che registra un regime torrentizio estremo. Nasce lungo i versanti del Pizzo Cristallina e sfocia nel lago Maggiore. 55.8 23.4 3090
Brenno: fiume che percorre la Valle di Blenio e si getta nelle acque del Ticino. Questo corso d’acqua ha segnato alcune delle pagine più drammatiche della storia delle alluvioni a Sud delle Alpi, in particolare con la Buzza di Biasca. 34.4 4.29 515
Cassarate: fiume che percorre la Val Colla e la Capriasca e che si immette nel Ceresio a Lugano. 17 3.39 120
Laveggio: corso d’acqua che scorre tra Stabio e Riva San Vitale, immettendosi nel Ceresio. 10.6 1.73 105
Magliasina: corso d’acqua che scende dai pendii del Lema e si immette nel Ceresio. 14.6 1.52 94
Vedeggio: fiume che dal Camoghè scende lungo l’omonima valle, sfociando nel Ceresio nei pressi di Agno. 25 4.35 188
Tresa: emissario del lago di Lugano che sfocia nel Verbano nei pressi di Luino. Segna il confine tra Italia e Svizzera. Questo corso d’acqua è conosciuto per aver ospitato lungo il suo corso numerose peschiere per le Anguille. 13.4 28.9 260


Infine un elenco non esaustivo di altri corsi d’acqua significativi che caratterizzano il comprensorio sud-alpino:

  • Barougia: torrente nei pressi di Giornico che si immette nel Ticino.
  • Bavona: torrente che si riversa nella Maggia e che da il nome all’omonima valle. È un corso d’acqua apprezzato dai pescatori.
  • Boggera: torrente che nasce sui monti di Cresciano e si versa nel Ticino.
  • Bondasca: torrente che si riversa nel fiume Mera presso Bondo.
  • Breggia: torrente che nasce sul Generoso, scorre lungo la Valle di Muggio, e si riversa nel Lario.
  • Buffalora: torrente che si riversa nella Moesa.
  • Calancasca: torrente che percorre la Val Calanca, nel Cantone Grigioni. Si riversa nella Moesa.
  • Calcascia: torrente che scende dalle alpi Prato e Ravina, nel comune di Airolo.
  • Canaria o Garegna: torrente che scenda dalla Val Canaria  e di immette nel Ticino poco dopo Airolo.
  • Cassone: torrente che scende dal Monte Boglia e si immette nel Cassarate.
  • Cramosina: torrente che si immette nel Ticino nei pressi di Giornico.
  • Croarescio: torrente nei pressi di Faido.
  • Cuccio: torrente che percorre la Val Cavargna (Italia) e si immette nel Ceresio.
  • Dirinella: torrente che si versa nel lago Maggiore presso Dirinella e che segna il confine tra Italia e Svizzera.
  • Dragonato: torrente che passa nei pressi di Bellinzona.
  • Faloppia: torrente che nasce a Parè in Italia e che a Chiasso confluisce con la Breggia.
  • Foss: torrente che scenda dal Lago Ritom e che si immette nel Ticino.
  • Gaggiolo: torrente che nasce sui versanti del Monte San Giorgio e che sfocia nell’Olona a Malnate.
  • Giona: torrente che scorre lungo la Valle Veddasca e si riversa nel lago Maggiore.
  • Giumaglio: riale che si immette nel Ticino nei pressi di Giumaglio.
  • Gorduno: torrente che percorre l’omonima valle, lungo il versante est della Cima dell’Uomo. Defluisce nel Ticino. È un corso d’acqua apprezzato dai pescatori.
  • Gribbiasca: torrente che si immette nel Ticino a valle di Chiggiogna.
  • Guasta: torrente che separa i territori di Pedevilla da Ravecchia, nel Bellinzonese.
  • Isorno: torrente che scorre lungo la Val Onsernone e che si immette nella Melezza nei pressi di Intragna.
  • Leguana: torrente che si immette nel Vedeggio presso Camignolo.
  • Lesgiüna: torrente che si immette nel Brenno tra Biasca e Malvaglia.
  • Lisora: torrente che dai versanti sud del Monte Lema scorre verso la Tresa.
  • Lodrino: riale che scorre lungo l’omonima valle, defluendo nel Ticino nei pressi di Lodrino.
  • Margorabbia: corso d’acqua che si immette nella Tresa nei pressi della sua foce a Luino, sul lago Maggiore.
  • Melezza o Melezzo orientale: corso d’acqua che scorre tra la Val Vigezzo e le Centovalli e che si immette nella Maggia. È un corso d’acqua apprezzato dai pescatori.
  • Mera: torrente che scorre lungo la val Bregaglia.
  • Moesa: corso d’acqua che percorre la Mesolcina e che si immette nel Ticino. È un corso d’acqua apprezzato dai pescatori.
  • Moneto: riale che scorre in territorio di Palagnedra e che sfocia nell’omonimo lago.
  • Morena: torrente che scorre lungo la Valle dell’Alpe e che a Mendrisio si versa nel Laveggio.
  • Morobbia: torrente che scorre lungo l’omonima valle e che si immette nel Ticino. È un corso d’acqua apprezzato dai pescatori.
  • Navegna: torrente che scende lungo il versante sud della Cima della Trosa e che si immette nel Verbano nei pressi di Minusio.
  • Orino: corso d’acqua che scorre lungo la Val Malvaglia e che defluisce nel Brenno a Malvaglia.
  • Peccia: fiume che scorre lungo la Val di Peccia e che si immette nella Maggia.
  • Pevereggia: torrente che da Sessa e Monteggio scende verso la Tresa.
  • Piumogna: corso d’acqua che prima di gettarsi nel Ticino forma una cascata dirimpetto a Faido. È un corso d’acqua apprezzato dai pescatori.
  • Poschiavino: fiume che nasce sul massiccio del Bernina e che percorre la Val Poschiavo. Sfocia nell’Adda a tirano.
  • Rabissale: torrente che scorre lungo il versante sud di Cardada e che sfocia nel Verbano.
  • Ramogna: torrente situato sul territorio di Locarno che si getta nel Verbano.
  • Riana: torrente che da Cademario scende verso Bioggio e si immette nel Vedeggio.
  • Ribellasca: torrente che si immette nella Melezza e che segna il confine tra Italia e Svizzera.
  • Rierna: torrente che percorre la Val d’Ambra e si immette poi nel Ticino.
  • Romanino: torrente che scorre lungo il versante ovest del Monte Mondini e che scende verso la Tresa.
  • Roncorone: influente della Faloppia.
  • Rovana: corso che nei pressi di Cevio si immette nella Maggia. È un corso d’acqua apprezzato dai pescatori.
  • Scudau: riale sul territorio di Prato che confluisce nella Maggia.
  • Sementina: riale che si getta nel Ticino nei pressi di Sementina. È un corso d’acqua apprezzato dai pescatori.
  • Soia: riale sul territorio di Aquila, si immette nel Brenno.
  • Soladino: riale che si immette nella Maggia formando la cascata del Soladino.
  • Sovaglia: torrente che scende dai versanti del Monte Generoso e che si getta nel Ceresio tra Maroggia e Melano.
  • Ticinetto: corso d’acqua che percorre la Val di Chironico e si immette nel Ticino.
  • Traversagna: grosso torrente che si immette nella Moesa nei pressi di Roveredo (GR). È un corso d’acqua apprezzato dai pescatori.
  • Valmaggina: torrente che scende lungo il versante nord del Camoghè e che si immette nella Morobbia. È un corso d’acqua apprezzato dai pescatori.
  • Valmara: riale che scorre nel territorio di Brissago definendo il confine tra Italia e Svizzera, defluendo poi nel Verbano. È un corso d’acqua apprezzato dai pescatori.
  • Visletto: torrente che si immette nella Maggia poco a valle di Cevio.

Bibliografia introduttiva

  • Riva, Ely. -  Laghetti del Ticino / Ely Riva. -  Bellinzona : Salvioni Edizioni, 2011
  • Grossi, Plinio. -  Laghetti alpini della Svizzera italiana / [testo: Plinio Grossi ; foto: Ely Riva] ; ed.: Banca del Gottardo. -  Lugano : Banca del Gottardo, 2003
  • Valsecchi, Angelo. -  Viaggiare alla scoperta dell'acqua / Angelo Valsecchi, Brigitte Egger e Luca Vetterli; pref. di Luigi Ferrari ; presentazione di Alberto Spinelli. -  Bellinzona : Pro Natura Ticino ; Locarno : Armando Dadò Editore, 2003
  • Valsecchi, Angelo. -  L'acqua : sorgenti, fiumi, cascate e laghi della Svizzera italiana / pres. di Marcello Bernardi. -  Locarno : A. Dadò, 1995
  • Riva, Ely. -  Gli occhi delle montagne : 200 laghetti alpini del Ticino e 25 del Moesano / Ely Riva. -  Bellinzona : Salvioni, 2001
  • Rei, Gianni. -  Pescare in Ticino : una guida per esperti e dilettanti alla scoperta di laghetti alpini, fiumi e torrenti del Cantone / Gianni Rei, Carlo Bomio Giovanascini. -  Bioggio : Bernasconi ; [poi] Agno : MB Promotion, 2001-2004
  • Rei, Gianni. -  Sentieri d'acqua : scoprire i fiumi, i torrenti, i laghi e i laghetti alpini del Ticino / Gianni Rei, Carlo Bomio Giovanascini. -  Pregassona : Edizioni Graficomp, 2009
  • Martignoni, Massimo. -  Impianti idroelettrici in Ticino e Mesolcina / Massimo Martignoni, Patrizio Barelli. -  Bellinzona : Elettricità Svizzera Italiana : Dipartimento del territorio : Dipartimento delle finanze e dell'economia, 2002, Prosito, Tipografia Jam
  • Bianconi, Filippo. -  Laghi alpini del Ticino / di Filippo Bianconi. -  [Lugano] : Società ticinese per la conservazione delle bellezze naturali e artistiche, 1969, Agno, La malcantonese

Roland Hochstrasser, Museo della pesca

La pianta

Il Castagno (Castanea sativa Miller) è uno degli elementi fondamentali del paesaggio prealpino al Sud delle Alpi, dove si estende su una superficie assai estesa del territorio, valutata a 25'000 ha . Come il faggio e la quercia, la pianta appartiene alla famiglia delle fagacee. In Europa è presente una sola specie: la castanea sativa, mentre si contano quattro specie in Asia Orientale e sette nell’America del Nord.

Nel Terziario il castagno era presente in America, in Asia e in Europa. La presenza nell’Europa centrale è attestata da fossili risalenti a circa cinque milioni di anni fa. Con le glaciazioni successive, la pianta si ritirò nelle regioni caucasiche e dell’Armenia. A queste regioni si deve la nascita della castanicoltura, che si diffuse inseguito grazie a Greci, Fenici e Romani. Il castagno raggiunse le terre prealpine grazie ai Romani, circa 2'000 anni fa.

Il castagno è una pianta ad alto fusto e a chioma ampia, raggiunge i 25-30 metri di altezza e può raggiungere il millennio di età. Situato ad un’altitudine compresa tra i 200 e i 1000 metri, ha una corteccia liscia di color verde oliva in età giovanile e rugosa e grigio-bruna in età avanzata. Le radici della pianta scendono in profondità nel suolo, permettendo un ottimo ancoraggio.

Le foglie sono alterne, coriacee, con picciolo lungo da 1 a 2,5 cm. I fiori compaiono in maggio-giugno: le infiorescenze maschili sono quelle più lunghe e vistose mentre quelle femminili, più piccole e solitamente raggruppate a due a due alla base di quelle maschili, si trasformano in frutto.

La castagna è il frutto della pianta del castagno. Più precisamente si parla di castagne se in ciascun riccio maturano due o tre frutti. Se, invece, la varietà di castagno porta a maturazione un solo esemplare per riccio allora il frutto, molto grosso e sferoidale, viene chiamato marrone. frutti eduli coriacei, di colore bruno lucido, monospermi, lunghi da 2 a 3 cm, racchiusi a gruppi di 1 - 3 in una cupola giallo bruna e molto spinosa, che quando è matura si apre in quattro valve.

La castagna nel passato

Per molti villaggi la castagna rappresentava l’unico alimento per i lunghi mesi invernali. Nelle regioni della Svizzera italiana si mangiavano arrostite o bollite in acqua o latte. La castagna perde importanza nel corso del ‘700, in parallelo alla diffusione della patata e del mais. Fino all’inizio del ‘900 il castagno rappresentava comunque una risorsa fondamentale per i paesi del Malcantone. L’appellativo “albero del pane” descrive bene l’importanza alimentare di questo frutto nel passato. Le selve castanili costituivano delle ampie superfici gestite per la produzione di castagne, strame e per il pascolo di animali. La struttura rada della copertura e la presenza di alberi vecchi ed imponenti contribuiscono ad accrescere l ’importanza ecologica delle selve, che assumono molteplici funzioni biologiche formando un ricco ecosistema.

Il contadino si occupava della cura della pianta. Con l’arrivo dell’autunno inizia la stagione della raccolta, di cui si occupavano prevalentemente le donne. Le castagne mature erano raccolte a terra, aspettando che i ricci lasciassero cadere il frutto oppure abbacchiando le piante per accelerare la caduta dei ricci.

Le castagne raccolte erano consumate rapidamente oppure subivano dei trattamenti per prolungarne notevolmente la conservazione. Un sistema in uso soprattutto nel Sottoceneri, chiamato novena, permetteva una conservazione dai 5 ai 6 mesi: le castagne erano immerse in vasche per nove giorni ed in seguito lasciate seccare in un locale asciutto.

In Ticino si contavano anche numerosi processi di essicazione. Il processo sfruttava il fuoco delle abitazioni oppure era effettuato in costruzioni apposite, le grà. Costruzione di due piani, al pianterreno si accendeva il fuoco mentre al piano superiore si riponevano le castagne su un graticcio. L’essicazione durava circa tre settimane. Una volta pronte, le castagne venivano battute per frantumare la buccia e la pellicina. Il risultato era un frutto pulito, bianco e lucino che si poteva conservare anche per un anno.

I prodotti alimentari

Nel corso degli anni ‘90 la castagna e i suoi derivati sono stati rivalutati. In particolare si sono recuperate le selve abbandonate e sono stati creati alcuni centri di raccolta regionali. Un ruolo fondamentale in questa operazione di recupero è stato svolto dall’Associazione dei castanicoltori.

Fondata nel 1999, l’associazione ha lo scopo di rivalutare la castanicoltura e trovare prodotti da inserire nelle nicchie di mercato. La collaborazione tra la Federlegno e gli enti locali ha anche permesso di realizzare numerosi parchi giochi costruiti con legno di castagno.

Risorsa trascurata nel recente passato, oggi le aziende agricole ticinesi cercano di rivalorizzare la castagna, offrendo una grande varietà di prodotti a base di castagna:

  • Fiocchi di castagne
  • Farina di castagne essiccata senza fumo
  • Farina di castagne essiccata con fumo
  • Granulato di castagne
  • Marmellata di castagne
  • Castagne senza zucchero cotte in vasetto
  • Castagne con sciroppo di zucchero e alcool cotte in vasetto
  • Pasta di vari formati (tagliatelle)
  • Pane di castagne con pezzi di castagne secche
  • Grissini di castagne
  • Amaretti di castagne
  • Cantuccini di castagne (biscotti)
  • Caramelle al miele di castagno
  • Birra di castagne
  • Liquore di castagne
  • Torte
  • Il miele di castagna

Le castagne costituiscono un’ingrediente di numerose ricette: dai marrons glacés,al castagnaccio, alla selvaggina accompagnata da castagne caramellate, alla semplicissima caldarrosta. L’autunno è la stagione prediletta per le castagnate in piazza, manifestazioni amate sia dai turisti sia dai ticinesi.

Altri utilizzi del castagno

Il legno

Il legno di castagno è di lunga durata, semi duro, poco sensibile alle variazioni di umidità e di temperatura. Usato spesso per ottenere i pali utilizzati per la vigna, il legno di castagno serviva anche alla costruzione di mobili, porte, finestre, persiane, steccati. Poteva anche servire come legna da ardere o per la produzione di carbone

Il legno e la corteccia sono ricchi di tannino che ha azione protettiva nei confronti dei tarli e delle degenerazioni del tempo. Il suo tannino si usa per la concia delle pelli o per la tintura.

Lo strame

La raccolta delle foglie costituiva un altro prodotto secondario importante. Le foglie, separate dai ricci, servivano come lettiera agli animali o come strame. I ricci dal canto loro costituivano un buon combustibile, come pure le bucce delle castagne.

Il miele

Il miele di castagno ha un sapore amarognolo, ha un colore scuro e ha un gusto marcato. Nel Sottoceneri è spesso frammisto a quello più dolce del tiglio. Le parti del castagno servivano anche come base di numerosi rimedi naturali: i gusci delle castagne bollite servivano alla cura dei capelli, i fiori maschili servivano a combattere la dissenteria o per curare la tosse, le foglie in infusione come disinfettante, l’infuso di corteccia contro la dissenteria.

Sviluppo sostenibile

Nel 1992 la seconda conferenza dell’ONU sull’ambiente e lo sviluppo (CNUED) è organizzata a Rio de Janeiro. I rappresentanti di 179 paesi adottano in tale occasione le risoluzioni che costituiscono le basi dello sviluppo sostenibile a livello planetario.

Lo sviluppo sostenibile è spesso sintetizzato con un triangolo equilatero che presenta ai tre vertici le tre dimensioni del modello di sviluppo: ambientale, economico e sociale. Questo modello permette di soddisfare ”i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere le capacità delle generazioni future di soddisfare i propri”. (Commissione Brundtland, 1987).

È interessante ricordare che il concetto di sviluppo sostenibile è nato proprio come un sistema per gestire nel migliore dei modi le risorse forestali. In effetti, nel 1818 Karl Albrecht Kasthofer sosteneva che lo sfruttamento delle foreste era sostenibile quando la quantità annuale di legno abbattuto non era inferiore o superiore alla quantità di legno generata dalla ricrescita naturale sull’arco dell’anno.

Le iniziative legate alla valorizzazione della castagna rientrano pienamente in questo contesto. In passato il frutto del castagno ha permesso di sostentare le comunità prealpine e montane di numerose regioni europee.

A partire dal dopoguerra, questa risorsa è stata vieppiù dimenticata. Negli ultimi decenni la castagna è al centro di ricerche e progetti che permettono di creare un’importante indotto in regioni che cercano di ridefinire sul lungo termine la loro politica di sviluppo.

La valorizzazione del castagno non si limita esclusivamente alla dimensione economica legata alla vendita del frutto. La selva castanile, come sancito dalla legge forestale federale (LFo, Art.2), non è un semplice frutteto ma bosco a tutti gli effetti. Come tale rappresenta un esempio ideale e didatticamente interessante per spiegare e far capire concretamente il valore economico, sociale ed ambientale dello stesso.

La selva castanile non rappresenta unicamente una superficie agro-forestale dedicata alla produzione di frutti. Questo comprensorio costituisce anche una risorsa paesaggistica importante che di riflesso ha un valore notevole dal profilo turistico. Un esempio concreto in questo senso è fornito dal successo riscontrato dal sentiero del castagno nell’Alto Malcantone.

In questo senso la valorizzazione passa anche attraverso il recupero e la divulgazione degli aspetti storici e naturalistici di questa pianta.

Oltre agli aspetti turistico-culturali il castagno offre anche:

  • Una protezione contro l’instabilità del suolo e un effetto parziale di fascia tagliafuoco contro gli incendi.
  • Aree boschive situate nei pressi dei villaggi che si prestano bene ad attività ricreative.
  • Superficie agro-forestale che fornisce un’ottimo pascolo per il bestiame di piccole dimensioni come maiali, capre e pecore.
  • Un’importante nicchia ecologica, grazie alla ridotta densità di alberi che permette la penetrazione della luce fino al suolo.
  • Una componente importante delle catene trofiche.

Fonti

Sofia L., Castagna, Le voci 5, Estratto dal Vocabolario dei dialetti della Svizzera italiana, Centro di dialettologia della Svizzera italiana, Bellinzona, 2001

Bazziger G, Lawrenz K. P., Ritter F., Propagazione e allevamento del castagno, Rapporti dell’istituto federale di ricerche forestali, 240, 1982

Bianconi G., Raccolti autunnali, Armando Dadò Editore, Locarno, 1981

AAVV, Il Castagno nel Canton Ticino, Ricerche, Centro didattico cantonale, Bellinzona, 1979

Invito allo studio delle componenti naturalistiche e paesaggistiche del comprensorio

Nel corso di questi ultimi anni diverse organizzazione attive nel comprensorio del Malcantone hanno avuto modo di lanciare e sviluppare diversi progetti negli ambiti naturalistici e paesaggistici. Il panorama agroalimentare, la via della vite, l’interconnessione delle superfici di compensazione ecologica o ancora l’Agenda 21 regionale ne sono un valido esempio.

Nel corso di questi lavori è apparso un dato interessante: in passato la regione è stata l’oggetto di numerosi lavori scientifici. A partire dagli anni ’90 il numero di ricerche è calato, limitando in modo considerevole la ricerca scientifica nel comprensorio. Il documento “Geografia del Malcantone” non rappresenta un trattato di geografia. Vuole essere unicamente una raccolta di suggeriment1 volti a ricercatori, neolaureati o studenti che volessero intraprendere ricerche su questo territorio.

Roland Hochstrasser

Nel corso degli anni si sono avvicendate notizie sui record di passeggeri toccati dallo scalo di Lugano, sullo sviluppo inarrestabile delle strutture, sull’importante impatto economico, per poi passare alle criticità, al declino dei numeri e alla crisi che ormai caratterizza l’aeroporto da un buon decennio.

A questo progetto di rilevanza transfrontaliera partecipano le Comunità Montane lombarde e le Regioni di Montagna elvetiche. In particolare:

Parte italiana:

  • CM Valganna e Val Marchirolo
  • CM Valli del Luinese
  • CM Valcuvia e Val Travaglia
  • CM Valceresio

Parte svizzera:

  • Associazione dei Comuni, Regione Malcantone
  • Associazione dei Comuni, Regione Valli di Lugano
  • Associazione dei Comuni del Gambarogno

In totale si tratta dunque di un comprensorio di 577 Kmq (430 da parte italiana, 147 da parte svizzera) con una popolazione di 165469 residenti (132643 sul territorio italiano, 32826 sul territorio elvetico).

Il comune obiettivo è quello di una valorizzazione turistico-culturale del comprensorio montano transfrontaliero, ricco di elementi naturali e di testimonianze del passato. Si tratta dunque di cogliere e classificare le potenzialità turistiche del comprensorio, valorizzarle se necessario e soprattutto offrirle ai turisti potenzialemente interessati. Il tutto coordinando ed ottimizzando le sinergie tra i vari interventi locali: interconnessione di piste ciclabili, sentieri, risanamento lacustre,...

Il risultato finale di tali sinergie rende possibile integrare le offerte locali in un pacchetto turistico regionale.

Roland Hochstrasser
Associazione Comuni Regione Malcantone
16 settembre 1999

Il progetto d'interconnessione e la politica di sviluppo regionale

Il 5 maggio 2004 la Regione Malcantone ha promosso un incontro con un gruppo di agricoltori della regione con l'obbiettivo di lanciare un progetto d'interconnessione delle superfici di compensazione ecologica nell'Alto Malcantone.

Gli obbiettivi di questo progetto rientrano pienamente nel concetto sviluppato nell'Agenda 21 Regione Malcantone, documento che formalizza l'impegno dell'Associazione Regione Malcantone nella direzione di uno sviluppo sostenibile della regione. Il progetto si estende infatti sulle tre dimensioni fondamentali dello sviluppo sostenibile: l'ambiente, l'economia e la società. A livello ambientale, l'interconnessione permette di valorizzare la componente naturalistica del territorio, fornendo nel contempo un contributo economico ad un'attività importante per il tessuto sociale della regione di montagna.

A livello regionale lo sviluppo sostenibile rappresenta una questione presente già da qualche anno. Nel 2003 la Regione Malcantone aveva già presentato un progetto di panorama agro-alimentare del proprio territorio nell'ambito dellAgenda 21 Regione Malcantone. Lo scopo era quello di valorizzare le risorse regionali, mettendo in rilievo il legame tra i prodotti ed il loro territorio. L'idea, comune ai due progetti, è quella di trasmettere un'immagine diversa e più veritiera degli operatori del settore agricolo: l'agricoltore oggi offre dei servizi alla comunità che vanno oltre al semplice prodotto alimentare. Le esperienze accumulate nell'ambito del recupero delle selve castanili ne sono un valido esempio.

La realizzazione di questo progetto rientra anche nella politica della rete di comuni “Alleanza nelle Alpi”, rete a cui la Regione Malcantone ha aderito nel 2000. I Protocolli della Convenzione delle Alpi costituiscono infatti uno strumento di lavoro utile per impostare un'agricoltura di montagna sostenibile.

Protocollo di attuazione della Convenzione delle Alpi nell’ambito dell’agricoltura di montagna

(Art. 1) - Il presente Protocollo stabilisce misure a livello internazionale al fine di conservare e di incentivare l'agricoltura di montagna adatta ai siti e compatibile con l'ambiente, in modo che venga riconosciuto e garantito nel tempo il suo contributo sostanziale: alla permanenza della popolazione e al mantenimento di attività economiche sostenibili, specie mediante la produzione di prodotti tipici di qualità, alla salvaguardia delle basi naturali della vita, alla prevenzione dei rischi naturali, alla conservazione della bellezza e del valore ricreativo del paesaggio naturale e rurale, nonché alla cultura nel territorio alpino.

Il progetto d'interconnessione delle superfici di compensazione ecologica nell'Alto Malcantone rappresenta un ulteriore strumento per imbastire una politica regionale sostenibile nel settore primario.

I progetti già sviluppati in questo ambito

Nella Svizzera Italiana il primo progetto d'interconnessione delle SCE è stato realizzato sul Piano di Magadino. In questo caso un gruppo di agricoltori locali, supportati da WWF, Pro Natura e da altre organizzazioni, sono riusciti a finalizzare la procedura per l'interconnessione delle SCE.

Il Piano di Magadino, lo spazio agricolo più importante del cantone, è infatti anche una pianura alluvionale ricca di ambienti naturali, dove si concentrano valori naturalistici, turistici e sportivi.

L’agricoltura contribuisce in modo importante alla sua ricchezza naturalistica. In particolare le superfici di compensazione ecologica (SCE) sono un valido strumento per migliorare il paesaggio e la biodiversità delle superfici agricole. Questo progetto ha permesso di aumentare il loro potenziale, pianificando sul territorio un reticolo coerente che mette in comunicazione i vari biotopi presenti sul Piano di Magadino.


Le particolarità di questo progetto

Le particolarità del progetto di interconnessione nell'Alto Malcantone sono legate essenzialmente al territorio nel quale esso si colloca. Infatti il perimetro di studio è caratterizzato da una forte componente boschiva che negli ultimi decenni si è ulteriormente sviluppata in relazione all'abbandono dei terreni agricoli. Questa evoluzione si traduce con una perdita importante in termini di paesaggio e di biodiversità.

Si tratta dunque di un contesto estremamente diverso da quello che caratterizza altri progetti di interconnessione delle superfici di compensazione ecologica. Generalmente i problemi riscontrati sono legati alla presenza di grosse infrastrutture di supporto, quali autostrade, ferrovie e insediamenti. La preoccupazione legata al mantenimento della biodiversità impone d'assicurare l'interconnessione delle popolazioni sparse sul territorio.

Nel caso dell'Alto Malcantone il progetto è confrontato ad una problematica differente. La strategia del progetto di interconnessione vuole integrare la salvaguardia del valore naturalistico e l'utilizzo delle aree agricole in temini di multifunzionalità e complementarietà.

Il progetto di interconnessione vuole dunque imbastire un discorso agricolo orientato alla sostenibilità : un fattore di assoluta importanza è assicurare una gestione attiva dei comprensori presi in esame, mantenendo la varietà biologica e paesaggistica, in particolare contro l'imboschimento dei terreni agricoli.


Sinergie con altri progetti

Come abbiamo avuto modo di sottolineare, il progetto d'interconnessione delle SCE dellAlto Malcantone è integrato ad una visione più ampia di sviluppo regionale sostenibile. La valorizzazione degli aspetti naturalistici e paesaggistici dello spazio rurale rappresenta infatti il nocciolo della multifunzionalità dell'agricoltura. Più specificatamente, l'interconnessione richiama un certo numero di progetti portati avanti dalla Regione Malcantone:

  • Il “Panorama agro-alimentare del Malcantone, Guida alla valorizzazione delle risorse regionali”, progetto integrato nell'Agenda 21 regionale.
  • La “Valorizzazione della castagna nella Svizzera Italiana”, progetto Regio Plus.
  • Il “Parco Monte Lema”, progetto che propone una gestione del territorio e del paesaggio integrata.
  • Il “Sentiero del Castagno”, percorso che permette di mettere in relazione il settore agricolo con quello turistico.


Roland Hochstrasser
Gennaio 2005
Associazione Comuni Regione Malcantone

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In recent years the slight balance of ecosystems has suffered deep alterations due primarily to the drastic increase in human activities, on a global, regional and local geographical scale. The great development experienced since the post-war period in fact has brought, in addition to countless benefits, also many consequences on the environment, including the reduction of the ozone layer and the release of numerous pollutants.

Indagine preliminare sulla fattibilità di una compensazione agricola regionale

Il 13 maggio 2003 Il Dipartimento del Territorio rispondeva alla richiesta del 17 luglio 2002 presentata dal Municipio di Agno relativa all’istituzione di una zona AP-EP per un centro sportivo regionale. Come rilevato nel documento, la sottrazione di un territorio agricolo di 60'000 m2 rappresenta uno dei punti più incerti dell’operazione.

“Il Comune di Agno dovrà ad ogni modo presentare una documentazione aggiornata della delimitazione e quantificazione delle superfici SAC sul proprio territorio, come richiesto dal CdS con la decisione di approvazione del PR comunale del 17 gennaio 2002. Tale conteggio potrà essere compendiato con le eventuali proposte di compenso agricolo e di conteggio di superfici SAC all’interno del territorio regionale dell’agglomerato a cui si rivolge il nuovo Centro sportivo e che interessa il settore agricolo“.

Considerando che la compensazione pecuniaria non risolve i problemi degli agricoltori, la soluzione ideale è una compensazione di parte del terreno in questione. L’indennizzo non permette infatti un approccio duraturo alla politica agricola regionale.

Il problema che si pone è dunque di compensare circa 6 ettari di superfici agricole a livello regionale. Le proposte contenute in questo rapporto preliminare riguardano il recupero di numerosi terreni abbandonati. Questa opzione permetterebbe di rendere omogenea la distribuzione sul territorio delle attività agricole e nel contempo di recuperare delle aree pregiate che spesso sono a contatto con terreni già coltivati.

L’obiettivo è quello di promuovere quei terreni che faciliterebbero le attività agricole e renderebbero più efficace la gestione aziendale dei terreni.

Roland Hochstrasser
30 novembre 2004


Osare: il progresso si ottiene solo così.
Oser: le progrès est à ce prix.
V. Hugo, Les misérables

We should be teaching our children the basic up-to-date, fact-based framework—life on the four levels and in the four regions—and training them to use Factfulness rules of thumb—the bullet points from the end of each chapter. This would enable them to put the news from around the world in context and spot when the media, activists, or salespeople are triggering their dramatic instincts with overdramatic stories. These skills are part of the critical thinking that is already taught in many schools. They would protect the next generation from a lot of ignorance.
H. Rosling, Factfulness

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